Stessa stagione, storie diverse: dal Beaujolais degli anni Trenta al novello
Il vino novello e il Beaujolais Nouveau arrivano in enoteca quasi nello stesso momento, tra la fine di ottobre e la metà di novembre, e questa coincidenza di calendario è la prima ragione per cui vengono scambiati l'uno per l'altro. Si tratta in realtà di due prodotti con una storia diversa. Il Beaujolais Nouveau nasce nella regione del Beaujolais, a nord di Lione, dove la consuetudine di vendere il vino dell'ultima vendemmia poche settimane dopo la raccolta si è consolidata già negli anni Trenta del Novecento, fino a diventare una ricorrenza nazionale con una data ufficiale di uscita. Il vino novello italiano è molto più recente: compare negli anni Settanta, quando alcune cantine decidono di proporre una risposta nostrana al successo commerciale del cugino francese, adottandone la tecnica e adattandola ai vitigni locali. Da allora la categoria è stata regolamentata con una norma propria, che fissa requisiti e date diversi da quelli francesi. Tieni presente questa differenza di origine quando leggi un'etichetta: il Beaujolais Nouveau è un vino di una sola zona e di una sola tradizione, il novello è una tipologia che può essere prodotta in quasi tutte le regioni italiane.
Solo Gamay contro decine di vitigni: l'uva fa la prima differenza
La differenza più netta riguarda l'uva. Il Beaujolais Nouveau si ottiene esclusivamente da Gamay, un vitigno a bacca rossa che nelle colline granitiche e argillose del Beaujolais trova un clima fresco adatto a dare vini leggeri, poco tannici e molto profumati. Non esistono versioni con altre varietà: se sull'etichetta leggi Beaujolais Nouveau, dentro c'è solo Gamay, e il profilo aromatico di ciliegia, fragola e piccoli frutti rossi, con la tipica nota di banana, che molti associano a questo vino dipende in buona parte da questa uva lavorata in grappolo intero. Il vino novello italiano, al contrario, non è legato a un vitigno né a un territorio. Il disciplinare ammette decine di varietà, per cui puoi trovare novelli di Sangiovese in Toscana, di Merlot e Cabernet nel Nord-Est, di Negroamaro o Primitivo in Puglia, di Montepulciano in Abruzzo, spesso in uvaggio tra loro. Ne deriva una gamma di stili molto più ampia: un novello pugliese sarà più caldo e morbido, uno veneto più snello e fruttato. Se vuoi confrontare i due vini in modo onesto, scegli un novello di una sola varietà e accostalo al Beaujolais: le differenze di corpo e di aromi ti risulteranno subito evidenti.
Macerazione carbonica totale in Francia, almeno il 40 per cento in Italia
Anche il metodo di cantina separa i due vini, pur partendo dalla stessa tecnica. Il Beaujolais Nouveau deve essere prodotto interamente con macerazione carbonica: i grappoli interi, non pigiati, vengono messi in vasche sature di anidride carbonica dove gli acini avviano una fermentazione al loro interno, senza ossigeno. Questo passaggio produce poco alcol, intorno all'uno o due per cento in volume, ma estrae dalla buccia un colore vivace, abbassa l'acidità grazie alla degradazione parziale dell'acido malico e sviluppa quegli aromi di frutta rossa e spezie dolci che rendono riconoscibile il vino. Solo dopo la massa viene pressata e la fermentazione si completa nel modo consueto. In Italia la norma è più permissiva: per chiamare un vino novello basta che almeno il quaranta per cento delle uve abbia subito la macerazione carbonica, mentre la parte restante può essere vinificata con la pigiatura tradizionale. Il risultato cambia a seconda della quota scelta dal produttore: più alta è la parte di grappoli interi, più il vino sarà morbido, fruttato e privo di tannino ruvido; più alta è la parte tradizionale, più si avvicinerà a un comune rosso giovane dell'annata. Quando assaggi un novello che ti sembra poco diverso da un rosso qualsiasi, con ogni probabilità è stato prodotto con una quota di macerazione carbonica vicina al minimo di legge.
Date di uscita, durata in bottiglia e come riconoscerli nel calice
L'ultima differenza riguarda il calendario, ed è quella che genera più confusione perché i due vini si rincorrono nel giro di poche settimane. Il vino novello italiano può essere messo in vendita dal 30 ottobre dell'anno della vendemmia, quindi lo trovi in enoteca già per la festa di San Martino, mentre il Beaujolais Nouveau esce per regola il terzo giovedì di novembre, con una data unica per tutto il mondo. Quando il francese compare sugli scaffali, l'italiano è in commercio già da due o tre settimane. Entrambi sono vini da bere giovani, nel giro di quattro-sei mesi dall'imbottigliamento, perché la macerazione carbonica dà profumi intensi ma poco stabili e il vino perde rapidamente freschezza. La finestra commerciale del novello italiano si concentra tra fine ottobre e fine dicembre, quindi evita le bottiglie rimaste in giro a primavera inoltrata. Servi entrambi leggermente freschi, a circa 12-14 gradi, in un calice non troppo ampio che concentri gli aromi, e non pretendere dall'uno le caratteristiche dell'altro: il Beaujolais ti darà un sorso più sottile e nervoso, il novello italiano in genere più colore, più alcol e più morbidezza. Saperlo prima ti permette di scegliere la bottiglia adatta al piatto e alla compagnia.





