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Lugana con i piatti d'autunno: abbinamenti con zucca, risotti e lago

Aggiornato il 17 ottobre 20264 capitoli
Perché il Lugana regge la cucina d'autunno

Perché il Lugana regge la cucina d'autunno

Il Lugana nasce sulla sponda meridionale del lago di Garda, tra le province di Brescia e Verona, da uve Turbiana coltivate su terreni argillosi che danno al vino una sapidità marcata e una struttura più piena di quanto ci si aspetti da un bianco. Sono proprio queste due doti, insieme a un'acidità sempre viva, a renderlo adatto alla cucina d'autunno, quando i piatti si fanno più ricchi, burrosi e profumati e un bianco leggero finirebbe per sparire. Prima di scegliere la bottiglia, valuta la versione. Il Lugana d'annata, fresco e agrumato, accompagna le preparazioni più semplici e i pesci di lago; il Superiore, che affina più a lungo e spesso passa in legno, ha corpo e note di mandorla e frutta matura che reggono risotti mantecati e salse; la Riserva, con ancora più anni alle spalle, si avvicina ai piatti più saporiti e ai formaggi di media stagionatura. Tenere a mente questa scala ti permette di non sbagliare anche quando il menù cambia da una portata all'altra.

Lugana e zucca: tortelli, vellutata e zucca al forno

La zucca è dolce, e la dolcezza in abbinamento chiede un vino che porti freschezza e sapidità per non appiattire il boccone. Con la vellutata di zucca, soprattutto se mantecata con burro o arricchita da un filo di panna, scegli un Lugana d'annata servito fresco: l'acidità pulisce il palato dalla cremosità e il finale leggermente amarognolo di mandorla, tipico della Turbiana, richiama il gusto della zucca cotta. I tortelli di zucca della tradizione mantovana e del basso Garda sono un caso diverso, perché il ripieno unisce zucca, amaretti e mostarda, quindi dolce, amaro e piccante insieme, e il condimento di burro fuso e salvia aggiunge grassezza. Qui orientati su un Lugana Superiore, che ha la struttura per sostenere il ripieno e la morbidezza per non contrastare con la mostarda. Se invece la zucca arriva in tavola al forno, con erbe e un formaggio fresco come la robiola o il primo sale, torna pure alla versione giovane: la sapidità del vino bilancia la dolcezza dell'ortaggio e la cremosità del formaggio senza bisogno di una bottiglia più impegnativa.

I risotti d'autunno: funghi, zucca e pesce di lago

Il risotto è il piatto in cui il Lugana dà il meglio, perché la mantecatura con burro e formaggio chiede un bianco con acidità e sapidità, e la Turbiana le ha entrambe. Con il risotto alla zucca, magari con una scaglia di formaggio stagionato a chiudere, un'annata o un Superiore giovane accompagnano senza coprire. Con il risotto ai porcini, che porta in tavola profumi di sottobosco e una consistenza più carnosa, cerca invece un Superiore con qualche anno di bottiglia: le note di nocciola e di leggera tostatura che l'affinamento regala si accordano con il fungo meglio di qualsiasi bianco giovane. Un discorso a parte merita il risotto di lago, con il persico o il filetto di coregone sfaldato nel riso a fine cottura, oppure con la tinca secondo l'uso delle sponde gardesane. Qui vino e piatto vengono dallo stesso territorio e l'abbinamento regge quasi da solo: basta una versione fresca servita intorno ai 10 gradi. Fai attenzione invece ai risotti con la salsiccia o con la luganega, dove il grasso e il sapore deciso della carne chiedono più corpo: se non vuoi passare a un rosso, scegli almeno una Riserva, altrimenti il bianco rischia di risultare esile.

Il pesce del Garda in autunno: lavarello, trota e luccio in salsa

L'autunno è una buona stagione anche per il pesce di lago, e sulle tavole del Garda il Lugana lo accompagna da sempre. Il lavarello, che in zona si chiama anche coregone, ha carne bianca e delicata: cotto al forno con le erbe o in padella con burro e salvia, trova in un Lugana d'annata un vino che ne rispetta la finezza e ne richiama la sapidità. Lo stesso vale per la trota, soprattutto se affumicata e servita come antipasto, dove l'acidità alleggerisce la nota di fumo. Il luccio in salsa, preparato con capperi, acciughe e prezzemolo secondo la tradizione del basso lago, è un piatto saporito e salato che mette in difficoltà i bianchi troppo tenui: qui serve un Superiore, con la struttura necessaria per non farsi schiacciare dal condimento. Ricorda infine la temperatura di servizio, che in autunno tende a salire quando la bottiglia resta a lungo in tavola: le versioni giovani vanno bene intorno ai 10 gradi, il Superiore e la Riserva qualche grado in più, così da far emergere i profumi di frutta matura e mandorla senza perdere la freschezza che rende questo bianco così adatto alla cucina del lago.

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