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Spumante dealcolato: come si produce e come cambia il gusto

Aggiornato il 17 ottobre 20264 capitoli
Si parte da uno spumante vero, non da un mosto

Si parte da uno spumante vero, non da un mosto

Lo spumante dealcolato nasce in cantina come qualsiasi altra bollicina: le uve vengono pigiate, il mosto fermenta grazie ai lieviti e si ottiene un vino base che ha già il suo grado alcolico, la sua acidità e il suo corredo aromatico. Solo a questo punto interviene la dealcolazione, cioè la separazione dell'etanolo dal vino già fatto. È una distinzione che conviene tenere presente, perché un prodotto ottenuto dal succo d'uva non fermentato è un'altra cosa e in etichetta compare come bevanda a base di mosto, non come vino o spumante dealcolato. Dal grado alcolico che rimane dipende anche il nome: si parla di prodotto dealcolato quando la gradazione scende sotto lo 0,5% vol, mentre se l'alcol viene ridotto solo in parte si tratta di un vino parzialmente dealcolato, che ne contiene ancora una quota significativa. La qualità del vino base resta comunque decisiva: una base piatta o poco aromatica, una volta privata dell'alcol, lascia nel bicchiere ancora meno di quanto prometteva, quindi le cantine più attente scelgono per questo scopo uve fresche e profumate.

Come si toglie l'alcol senza cuocere il vino

Le tecniche con cui si ottiene uno spumante dealcolato, riconosciute dalle pratiche enologiche internazionali, appartengono a tre famiglie, utilizzabili da sole o combinate: evaporazione parziale sotto vuoto, separazione a membrana e distillazione. Il problema tecnico è sempre lo stesso: a pressione normale l'etanolo evapora a circa 78 °C, una temperatura che cuocerebbe il vino e ne brucerebbe i profumi. Lavorando sotto vuoto, invece, l'alcol si separa già a circa 20-30 °C e la base non subisce lo stress di una bollitura. Una variante diffusa è la colonna a coni rotanti, che sfrutta lo stesso principio e recupera prima la frazione aromatica più volatile, da reintegrare nel vino alla fine del processo. Le tecniche a membrana, come l'osmosi inversa, lavorano a freddo: il vino viene spinto ad alta pressione attraverso una membrana che lascia passare acqua ed etanolo e trattiene colore, polifenoli e gran parte delle molecole aromatiche; l'alcol viene poi separato dalla frazione filtrata e l'acqua rimessa nel vino. La strada che una cantina sceglie dipende dall'impianto, dai volumi e dallo stile cercato, ma in ogni caso con l'alcol se ne va anche una parte degli aromi, e limitare questa perdita è il vero lavoro del produttore.

Rimettere la bollicina e riequilibrare il corpo

Un passaggio che spesso sorprende è che la dealcolazione porta via allo spumante anche l'anidride carbonica: il vuoto e le pressioni necessari a separare l'etanolo disperdono il gas, e la base dealcolata torna in pratica un vino fermo. La spuma va quindi ricostruita in un secondo momento e, nella maggior parte dei casi, si procede aggiungendo anidride carbonica in serbatoio a pressione prima dell'imbottigliamento. Non aspettarti un perlage fine e persistente come quello di un metodo classico con lunga sosta sui lieviti: la bollicina di uno spumante dealcolato è di norma più grossa e meno cremosa, anche se con una pressione adeguata risulta vivace e pulita. L'altro intervento riguarda l'equilibrio. L'alcol contribuisce al corpo, alla morbidezza e alla sensazione di dolcezza, e una volta tolto il vino risulta più magro e più acido. Per compensare, il produttore può lasciare o aggiungere una quota di zuccheri d'uva, dosando con attenzione per non ottenere una bevanda stucchevole, oppure partire da una base già ricca e con buona acidità, che regge meglio la sottrazione. Se in etichetta trovi il residuo zuccherino, usalo come guida: ti dice in anticipo se la bottiglia sarà tagliente o avvolgente.

Cosa cambia nel bicchiere e come servirlo

Nel bicchiere la differenza si sente soprattutto in bocca. Senza il calore e la rotondità dell'alcol, lo spumante dealcolato è più leggero, più fresco e più breve nel finale, con un'acidità in primo piano e una sensazione tattile più vicina a quella di una bevanda che a quella di un vino. Al naso i profumi sono in genere più tenui, perché una parte degli aromi fruttati e floreali più volatili se ne va con l'etanolo, mentre restano più evidenti le note di agrume, mela ed erba delle basi aromatiche. Non è un difetto da correggere, ma una caratteristica del prodotto, da valutare per quello che è e non come copia di uno spumante tradizionale. Servilo ben freddo, intorno ai 6-8 °C, e abbinalo a piatti leggeri: crudi di pesce, verdure, formaggi delicati, aperitivi. Una volta aperta, tieni la bottiglia in frigorifero e finiscila in fretta, perché senza alcol il vino è meno protetto e perde presto freschezza. Ricorda infine che un parzialmente dealcolato contiene ancora alcol: se la scelta dipende dalla guida, da una gravidanza o da una terapia, leggi la gradazione in etichetta e, nel dubbio, chiedi al medico o al farmacista.

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