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Vino Bianco · Vino bianco pugliese

Bianchi pugliesi con orecchiette e cime di rapa

Aggiornato il 07 ottobre 20264 capitoli
Perché le cime di rapa mettono alla prova il vino

Perché le cime di rapa mettono alla prova il vino

Le orecchiette con cime di rapa sembrano un piatto semplice, ma per chi deve scegliere il vino sono una prova seria. La verdura, che in Puglia arriva sui banchi tra l'autunno e l'inverno, porta in tavola un amaro vegetale deciso, più marcato di quello dei broccoletti con cui spesso viene confusa. A questo si aggiungono l'acciuga sciolta nell'olio, che dà sapidità e una nota quasi marina, l'aglio, il peperoncino e l'olio extravergine a crudo, spesso di cultivar locali piuttosto piccanti. Un rosso tannico, con un condimento così, risulterebbe duro e metallico, perché tannino e amaro si sommano invece di bilanciarsi. Per questo i bianchi pugliesi sono la scelta più naturale: hanno la freschezza per pulire la bocca dall'olio, la sapidità per dialogare con l'acciuga e, nei vitigni giusti, una leggera nota amaricante sul finale che accompagna la verdura senza contrastarla. Valuta sempre il piatto nel suo insieme, non la sola pasta: è il condimento che decide il vino.

Verdeca, Bianco d'Alessano e Minutolo: i vitigni che funzionano

Tra i vitigni bianchi della regione, quelli della Valle d'Itria sono i più adatti a questo abbinamento. La Verdeca dà vini leggeri, asciutti, con una vena acida pronunciata e un finale leggermente amarognolo che richiama proprio la cima di rapa; il Bianco d'Alessano, che spesso la accompagna negli uvaggi, aggiunge corpo e una nota di mandorla. Se cerchi qualcosa di più profumato, il Minutolo, a lungo chiamato Fiano Minutolo e oggi riconosciuto come vitigno a sé, offre sentori di agrumi e fiori bianchi che alleggeriscono il piatto senza coprirlo, e la sua aromaticità tiene testa al peperoncino. Puoi orientarti anche su una Malvasia bianca pugliese secca, morbida quanto basta per smussare l'aglio, o su un Fiano coltivato nel Salento, più strutturato e sapido. Verifica che il vino sia secco, giovane e senza passaggi marcati in legno: il rovere e il condimento all'acciuga non vanno d'accordo.

Temperatura di servizio e scelta dell'annata in autunno

In autunno il piatto si prepara con le prime cime di rapa della stagione, più tenere e meno amare di quelle invernali, e spesso con l'olio nuovo appena franto, che è più piccante e profumato. Tienine conto quando scegli il vino: serve un bianco dell'ultima annata in commercio, con la freschezza intatta, piuttosto che una bottiglia che ha già perso la sua acidità. I bianchi della Valle d'Itria vanno bevuti giovani e in questo periodo si trovano al meglio. Servi il vino fresco ma non ghiacciato: intorno ai 10 gradi per Verdeca e uvaggi leggeri, un paio di gradi in più per un Minutolo o un Fiano più strutturato, così gli aromi restano leggibili. Un vino troppo freddo appiattisce il profumo e rende l'amaro della verdura più aggressivo; uno troppo caldo perde la tensione che serve a pulire la bocca dall'olio. Apri la bottiglia pochi minuti prima e versa in un calice di media ampiezza, che permette di seguire l'evoluzione del vino durante il pasto.

Con salsiccia, pangrattato o più piccante: come cambia il bianco

La ricetta non è sempre la stessa. In molte case l'acciuga viene sostituita dalla salsiccia di maiale sbriciolata nel soffritto, e il piatto diventa più grasso e saporito: qui un bianco troppo esile scomparirebbe, quindi scegli un Fiano salentino o un uvaggio con Bianco d'Alessano in buona percentuale, con più corpo e sapidità. Se il peperoncino è abbondante, punta sulla morbidezza di una Malvasia o di un Minutolo piuttosto che su un vino tagliente, perché l'acidità spinta accentua la sensazione di piccante. Il pangrattato tostato, che in molte famiglie completa il piatto, aggiunge croccantezza e una nota tostata che lega bene con i bianchi affinati qualche mese sui lieviti, leggermente più ampi. Evita in ogni caso vini con residuo zuccherino e bianchi molto alcolici: il primo stride con l'amaro, il secondo appesantisce un piatto che vive di leggerezza. Un abbinamento costruito sul condimento, non sulla pasta, ti permette di valorizzare sia il vino che il lavoro fatto in cucina.

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