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Grignolino: il vitigno rosso leggero del Monferrato

Aggiornato il 04 novembre 20264 capitoli
Un vitigno autoctono nato tra Asti e Casale Monferrato

Un vitigno autoctono nato tra Asti e Casale Monferrato

Il Grignolino è un vitigno a bacca nera autoctono del Monferrato, coltivato da secoli sulle colline fra le province di Asti e Alessandria. A differenza di altre varietà piemontesi che hanno viaggiato in mezza Italia, questa è rimasta legata alla sua terra d'origine: fuori dal Piemonte compare solo in qualche vigneto dell'Oltrepò Pavese e in alcune collezioni varietali, tanto che oggi è considerato uno dei simboli della biodiversità viticola monferrina. Documentato già in epoca medievale e apprezzato alla corte sabauda, per molto tempo è stato soprattutto il vino quotidiano delle famiglie del Casalese e dell'Astigiano, scelto per la fragranza e per la bevibilità, in contrasto con i rossi più austeri della regione. Il nome racconta già molto del suo carattere. Deriva con ogni probabilità da grignole, il termine dialettale astigiano con cui si indicano i vinaccioli, perché ogni acino ne contiene un numero insolitamente alto. Tienilo a mente quando ne assaggi un bicchiere: proprio quei semi spiegano il tannino asciutto e la lieve nota amarognola che rendono riconoscibile questo rosso.

Come si comporta la pianta in vigna e quali terreni preferisce

In vigna il Grignolino si presenta con vigoria media e portamento semieretto, foglie trilobate o pentalobate dal lembo sottile e un grappolo medio, conico o piramidale, piuttosto spargolo. Gli acini sono medio-piccoli e sferici, con buccia sottile di colore rosso-violaceo e polpa succosa ricca di vinaccioli. La maturazione è medio-tardiva e nel Monferrato si vendemmia di norma fra la fine di settembre e i primi di ottobre, quando le escursioni termiche fra giorno e notte aiutano a fissare gli aromi. Se pensi di impiantarlo, sappi che è una varietà esigente. Predilige colline ben esposte e ventilate, con suoli marnosi, calcarei o sabbiosi e un microclima asciutto; sopporta bene la siccità, ma soffre la peronospora e la botrite, soprattutto nei vigneti poco arieggiati dove il grappolo resta umido a lungo. La produttività è contenuta e irregolare da un'annata all'altra, per questo i viticoltori lavorano con attenzione sulla potatura e sulla gestione della chioma, scegliendo forme di allevamento come il guyot o il cordone speronato che permettono di tenere sotto controllo la vigoria e di arrivare a una maturazione completa anche dei vinaccioli.

Perché dà un rosso chiaro ma con tannino deciso

La leggerezza del Grignolino nasce da una combinazione precisa. La buccia sottile contiene antociani, ma li cede con difficoltà durante la macerazione, così il vino resta rubino scarico, luminoso, a volte quasi cerasuolo, con riflessi aranciati che possono comparire già nei primi anni. I vinaccioli numerosi, al contrario, rilasciano tannini in abbondanza: il risultato è un vino che all'occhio sembra fragile e in bocca mostra una presa asciutta, nervosa, con un finale leggermente amarognolo e una sensazione quasi salina. Per questo è difficile da classificare: leggero nel corpo, non certo nel carattere. Al naso aspettati profumi sottili più che intensi: fragola, ciliegia e melograno, rosa canina, pepe bianco e un fondo erbaceo. Chi lo vinifica deve dosare con cura durata e temperatura della macerazione, perché un'estrazione troppo spinta porta amaro e durezza senza aggiungere colore. Quando valuti una bottiglia, non lasciarti ingannare dalla trasparenza: se trovi freschezza, tannino pulito e persistenza aromatica, hai davanti un Grignolino fatto bene.

Stili, temperatura di servizio e abbinamenti in tavola

Dalla stessa uva si ottengono stili diversi. Il più diffuso è il rosso giovane, fresco e scattante, da bere entro pochi anni dalla vendemmia; nel Monferrato Casalese esistono anche versioni Riserva con affinamenti più lunghi e perfino uno spumante rosato, mentre alcuni produttori lavorano vecchie vigne per ottenere maggiore profondità. I disciplinari delle due denominazioni storiche prevedono una base quasi integrale di Grignolino, con una piccola quota di Freisa ammessa, e il vitigno può comparire anche in vini a denominazione regionale. A tavola servilo leggermente fresco, un po' sotto la temperatura dei rossi strutturati: il tannino resta sotto controllo e la freschezza viene esaltata. È un vino da pasto che non appesantisce, quindi abbinalo a salumi e antipasti piemontesi, agnolotti, carni bianche e preparazioni non troppo elaborate; se il piatto è molto grasso o speziato, preferisci un rosso più corposo. Se vuoi conoscere davvero questo vitigno autoctono, assaggia la stessa annata di un produttore astigiano e di uno casalese: le differenze di suolo ed esposizione si sentono nel bicchiere.

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