Perché il sovescio si semina subito dopo la vendemmia
Appena i filari si svuotano il terreno conserva ancora un po' di tepore e l'umidità delle prime piogge: sono le condizioni che fanno partire in fretta le essenze da sovescio. Seminare il sovescio in autunno, tra la fine di settembre e i primi giorni di novembre a seconda della quota e del clima, lascia alle piantine il tempo di radicare prima dei freddi e di coprire il suolo nei mesi in cui la pioggia cade più violenta. Un interfila coperto si incrosta meno, trattiene il terreno fine nei vigneti in pendenza e conserva l'azoto che altrimenti scenderebbe sotto lo strato esplorato dalle radici della vite. Il secondo vantaggio arriva con la primavera, quando la massa erbacea viene interrata e restituisce sostanza organica: crescono la porosità, la capacità di trattenere acqua e l'attività dei microrganismi, aspetti che pesano soprattutto nei suoli stanchi o compattati dal passaggio dei mezzi. Se la vendemmia è stata tardiva e il terreno si è già raffreddato, meglio orientarsi su specie rustiche a germinazione rapida piuttosto che rinunciare del tutto alla semina.
Leguminose, graminacee e brassicacee: cosa mettere nel miscuglio
La scelta delle specie da sovescio dipende da cosa chiedi al terreno, e quasi sempre la risposta migliore è un miscuglio. Le leguminose come favino, veccia, trifoglio incarnato, pisello da foraggio e lupino ospitano nei noduli radicali batteri che fissano l'azoto atmosferico e lo rendono disponibile alle piante: sono la quota che aggiunge fertilità invece di limitarsi a riciclarla. Le graminacee come avena, orzo e segale producono molta biomassa e un apparato radicale fascicolato che tiene insieme la struttura superficiale, arieggia e contiene le erbe spontanee. Le brassicacee come senape, colza e ravizzone hanno invece radici fittonanti, che aprono gli strati compatti, e liberano composti volatili con azione biocida: è il principio della biofumigazione, utile dove si sospettano nematodi o patogeni nel suolo. Nei vigneti vigorosi, dove l'azoto non manca, abbassa la quota di leguminose e alza quella di graminacee e brassicacee; nei terreni poveri di sostanza organica ragiona al contrario. Se lavori in zona fredda tieni presente che la facelia, apprezzata per il fogliame tenero e facile da interrare e per le api se la lasci fiorire su qualche filare, soffre le gelate forti. I miscugli già bilanciati reperibili in consorzio agrario sono una scorciatoia affidabile.
Preparare il letto di semina e seminare a filari alterni
Prima della semina il sovescio ha bisogno di un letto pulito. Passa la trinciatrice sull'interfila per eliminare le infestanti già sviluppate, poi lavora il terreno a una profondità di circa 20 cm con un erpice a denti rigidi o a molle, quanto basta per sminuzzare le zolle superficiali. Dove il suolo è compattato dai passaggi dei mezzi, un intervento di dissodamento fino a circa 40 cm prima dell'erpicatura non è indispensabile ma paga, perché migliora ossigenazione e infiltrazione dell'acqua. Semina a filari alterni: lasci libero un interfila per la potatura e le altre operazioni colturali, dimezzi il lavoro e l'anno successivo riparti dalle file rimaste nude. La distribuzione può essere manuale a spaglio nei vigneti di piccole dimensioni, oppure affidata a uno spandiconcime o a una seminatrice di precisione sulle superfici ampie; rispetta le dosi previste per il miscuglio scelto, perché una semina rada lascia campo libero alle spontanee. Interra appena i semi con un passaggio di erpice, con un rastrello o con una rullatura che assicuri il contatto fra seme e terra, e se riesci semina poco prima di una pioggia o con il terreno già umido.
Dall'inverno all'interramento in pre-fioritura
Durante l'inverno la coltura da sovescio lavora da sola e non chiede interventi: la copertura attenua l'impatto della pioggia sulla superficie e le radici continuano ad allungarsi anche con temperature basse. Il momento che decide la riuscita arriva in primavera, con l'interramento alla pre-fioritura delle essenze, in genere fra aprile e maggio. Oltre quella fase le piante accumulano fibra e consumano azoto per formare i semi, azoto che preferisci lasciare alla vite nel periodo di crescita più intensa. Sfalcia o trincia la massa erbacea, attendi un paio di giorni perché perda acqua e consistenza, poi interrala con una lavorazione superficiale, senza seppellirla in profondità dove la decomposizione rallenta. Se l'inverno è stato povero di piogge valuta di anticipare l'operazione, perché la copertura consuma acqua che servirà alle viti; se il terreno è argilloso e tende all'asfissia, aspetta invece che sia in tempera per non impastarlo. Ripetendo il ciclo a filari alternati per qualche anno la differenza si legge nella sostanza organica e in una vigoria più regolare da una fila all'altra.





