La vite lavora ancora: osservare i filari a ottobre
Raccolti gli ultimi grappoli, il vigneto dopo la vendemmia sembra fermo, ma la vite non è affatto in riposo. Finché le foglie restano verdi continua la fotosintesi e tutto ciò che la chioma produce viene spostato verso tronco, branche e radici sotto forma di riserve, le stesse che la pianta userà in primavera per germogliare quando l'apparato radicale non è ancora pienamente attivo. Per questo le settimane di ottobre vanno sfruttate, non attese. Prima di qualsiasi intervento percorri i filari con calma e annota ciò che vedi: ceppi con vegetazione stentata, tralci poco lignificati, foglie che ingialliscono prima delle altre, piante con sintomi di mal dell'esca o fallanze da rimpiazzare. Finché la chioma è presente questi segnali si leggono molto meglio che in inverno, quando ogni vite assomiglia alle altre. Una mappa delle piante deboli ti servirà per dosare la concimazione, decidere quali ceppi estirpare e programmare le barbatelle da mettere a dimora.
Concimazione autunnale: reintegrare ciò che l'uva ha portato via
Ogni raccolto asporta dal terreno quantità rilevanti di potassio, azoto, fosforo e magnesio, oltre a microelementi come boro, zinco e ferro. Se non li reintegri il suolo si impoverisce anno dopo anno e l'equilibrio tra vegetazione e produzione si sbilancia. La concimazione dopo la vendemmia serve proprio a questo e ha un vantaggio rispetto a quella primaverile: gli elementi distribuiti ora vengono assorbiti e immagazzinati dalla pianta, non consumati subito dalla crescita dei germogli. In autunno privilegia gli apporti organici, letame maturo o compost interrati leggermente nell'interfila, perché migliorano anche la struttura e la vita biologica del terreno. Per i minerali e i microelementi parti dalle analisi del suolo e, se le hai fatte in estate, da quelle fogliari: solo così eviti di distribuire ciò che non manca. Un apporto fogliare mirato è possibile finché la chioma è attiva, ma perde senso una volta che le foglie iniziano a cadere. Dopo un'estate molto calda e siccitosa questo intervento conta ancora di più, perché le viti hanno consumato le riserve più del solito e le radici hanno lavorato male.
Terreno e acqua: lavorazioni leggere, sovescio e scoline
Con le piogge autunnali il terreno torna lavorabile. Una lavorazione superficiale dell'interfila rompe la crosta lasciata dal passaggio dei mezzi durante la raccolta, interra il concime organico e favorisce l'infiltrazione dell'acqua. Evita però di scendere in profondità e di lavorare suoli ancora bagnati, soprattutto se argillosi, perché comprometteresti la struttura e taglieresti radici utili. Nei vigneti in pendenza un leggero rincalzo lungo il filare protegge il piede delle viti dal gelo e nelle zone soggette a ristagno vale la pena ripristinare scoline e fossi di scolo prima dell'inverno. Ottobre è anche il mese giusto per seminare il sovescio nell'interfila: miscugli di leguminose, graminacee e crucifere coprono il terreno durante le piogge, limitano l'erosione e, interrati in primavera, restituiscono sostanza organica e azoto. Se preferisci l'inerbimento permanente, lascia che il cotico erboso si rinforzi e rinvia gli sfalci alla ripresa vegetativa. Un suolo coperto e ben drenato affronta l'inverno senza perdere la sua parte più fertile.
Pulizia dei filari e primi trattamenti prima della potatura
Quando le foglie cambiano colore e cadono, la vite entra nel riposo vegetativo e il vigneto va ripulito. Togli i grappoli dimenticati e quelli rimasti attaccati ai tralci, perché seccandosi ospitano muffe e marciumi pronti a ripartire in primavera; elimina i ceppi morti o colpiti da malattie del legno e allontana il materiale dal vigneto invece di trinciarlo sul posto. Controlla pali, fili e tiranti, raddrizza le testate e sostituisci i legacci rotti, perché in inverno, con la potatura, avrai altro da fare. Dopo la caduta delle foglie molti viticoltori eseguono un trattamento a base di rame sul legno, utile a ridurre la carica di funghi che svernano sulla corteccia e sui residui; verifica le dosi ammesse e il disciplinare della tua zona, in particolare se lavori in regime biologico. La potatura secca vera e propria conviene rimandarla a riposo completo, e dove le gelate tardive sono frequenti si tende a eseguirla più avanti per ritardare il germogliamento. Ottobre e novembre servono però a decidere quante gemme lasciare per ceppo, in base al vigore osservato, e a valutare se una prepotatura meccanica può alleggerire il lavoro. Arrivare all'inverno con filari puliti e un piano chiaro accorcia il cantiere più lungo dell'anno.





