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Vini per il pranzo di Natale: l'ordine giusto di servizio

Aggiornato il 02 ottobre 20264 capitoli
La sequenza di base: dal vino più leggero a quello più strutturato

La sequenza di base: dal vino più leggero a quello più strutturato

Quando pianifichi i vini per il pranzo di Natale, il primo criterio da rispettare è la progressione: ogni bottiglia deve preparare il palato a quella successiva, non stancarlo. Si parte quindi dai vini più leggeri e freschi, si passa ai bianchi di corpo o ai rossi di media struttura e si arriva ai rossi importanti, lasciando i vini dolci per il dessert. Nello stesso senso vale la regola che il vino giovane precede quello invecchiato e il secco precede l'abboccato: se servissi un Barolo con gli antipasti, il Vermentino che arriva dopo sembrerebbe vuoto e acidulo. Un errore frequente nelle tavole di famiglia è mettere una sola bottiglia al centro e usarla dall'insalata russa fino al pandoro. Il pranzo natalizio alterna piatti grassi, saporiti, brodosi e dolci, e nessun vino regge tutte queste sfumature: cambiare bottiglia a ogni portata serve a non far sfigurare né il piatto né il vino. Se il budget è limitato, concentra la spesa sul rosso del secondo e scegli bollicine e bianco di buon rapporto qualità prezzo, così la sequenza resta coerente senza esagerare con il numero di etichette.

Aperitivo e antipasti: bollicine e bianchi freschi per aprire il pranzo

Il brindisi di benvenuto del pranzo di Natale chiede un vino che stuzzichi senza appesantire, perché davanti ci sono ancora tre o quattro portate. Un Prosecco di Valdobbiadene va bene con gli stuzzichini leggeri, mentre se gli antipasti sono già consistenti, con salumi, panettone gastronomico farcito o tartine con la maionese, conviene salire a uno spumante Metodo Classico brut, come un Franciacorta, un Trento o un'Alta Langa: la bollicina fine e l'acidità più marcata puliscono la bocca dal grasso e la rimettono in condizione di gustare il boccone successivo. Servi questi vini intorno ai 6-8 °C, tirandoli fuori dal frigorifero o dal secchiello poco prima di versare. Se preferisci un bianco fermo, orientati su vini sapidi e non troppo aromatici, come un Vermentino o un Sauvignon di buona freschezza, che reggono bene l'insalata russa e gli antipasti di pesce. In Emilia la tradizione mette in tavola anche un Lambrusco di Sorbara, rosso leggero e brioso: è un'eccezione alla progressione dei colori che funziona perché ha corpo esile e acidità alta, quindi non rovina il bianco che potresti servire subito dopo con i primi.

Primi e secondi: come salire di struttura fino al grande rosso

Con i primi la scelta dipende da come sono conditi. Per tortellini o passatelli in brodo di cappone funziona un Lambrusco Grasparossa, le cui bollicine leggere alleggeriscono il brodo grasso, oppure un bianco morbido come un Lugana se la pasta ripiena è servita con burro e salvia. Lasagne, cannelloni e primi al ragù chiedono invece un rosso di medio corpo, con buona acidità e tannino non invadente: un Chianti Classico, un Sangiovese di Romagna o una Barbera d'Asti sostengono la ricchezza della sfoglia senza coprirla e non rubano la scena al vino del secondo. È qui che si colloca la bottiglia più importante del pranzo di Natale. Arrosti, brasati, cappone ripieno e selvaggina vogliono un rosso strutturato e maturo: un Barolo, un Amarone della Valpolicella, un Aglianico del Vulture o un Taurasi. Servilo dopo il rosso del primo, a una temperatura intorno ai 16-18 °C, e aprilo con anticipo perché i tannini si distendano; se è una bottiglia con qualche anno e vedi del deposito sul fondo, tienila in piedi dalla mattina e versala con delicatezza, oppure decantala. Se i tuoi ospiti preferiscono il pesce anche a Natale, sostituisci il grande rosso con un bianco di corpo, magari uno Chardonnay passato in legno, rispettando comunque la progressione dal più fresco al più strutturato.

Dolce e fine pranzo: vini dolci, panettone e gli ultimi accorgimenti

Il dessert chiude la sequenza e chiede l'unica regola davvero rigida: il vino deve essere almeno dolce quanto il dolce. Per questo l'abitudine di stappare uno spumante brut con il panettone è una delle più diffuse e meno riuscite, perché lo zucchero del dolce fa sembrare il vino secco amaro e sgraziato. Con panettone e pandoro, lievitati soffici e non troppo zuccherini, va benissimo un Moscato d'Asti, dolce, leggero e poco alcolico, che non appesantisce dopo un pranzo lungo; se la tradizione di casa prevede torrone, biscotti al cioccolato o dolci secchi, passa a un passito più concentrato, come un Passito di Pantelleria, da servire in piccole quantità. Perché l'ordine funzioni anche dal punto di vista pratico, organizza le bottiglie la mattina: metti in fresco bollicine e bianchi, lascia i rossi in una stanza non riscaldata e prepara un bicchiere diverso per ogni vino, o almeno uno per le bollicine, uno per il bianco e uno per il rosso. Prevedi circa un calice a testa per ciascun vino, con una scorta in più del rosso del secondo, che è quello che si beve di più. Ogni cambio di portata troverà il suo vino già alla temperatura giusta e tu potrai restare a tavola invece di correre in cucina.

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