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Vino e tartufo bianco: gli abbinamenti che funzionano

Aggiornato il 02 ottobre 20264 capitoli
Un profumo da accompagnare, non un piatto da reggere

Un profumo da accompagnare, non un piatto da reggere

Il tartufo bianco, e in particolare quello d'Alba che tra ottobre e novembre richiama in Langa chi lo cerca in fiera, si usa quasi sempre a crudo, grattugiato in scaglie sottili sul piatto al momento di servirlo, perché il calore prolungato ne disperde gli aromi. Per questo, quando pensi all'abbinamento tra vino e tartufo bianco, ragiona su un profumo più che su un alimento: il tartufo non aggiunge struttura, grassezza o sapidità alla pietanza, ma la avvolge con note di aglio, miele e fieno che restano a lungo in bocca. Il vino va quindi scelto perché non le copra. Evita le etichette troppo aromatiche, con un naso esuberante, e quelle con un legno marcato o un tannino ruvido, che saturano il palato e lasciano il tartufo in secondo piano. Cerca invece un vino di media struttura, elegante, con un'acidità che pulisca la bocca dal burro o dal formaggio e con una complessità che venga dall'affinamento più che dall'esuberanza varietale. Con questo criterio in testa, sbagliare diventa difficile anche davanti a una carta dei vini lunga.

I vini bianchi che reggono il confronto con il tartufo

Partendo da questo principio, i bianchi che funzionano meglio sono quelli secchi, morbidi e di buon corpo, con profumi sobri e un po' di evoluzione. In Piemonte la scelta naturale cade sul Roero Arneis, delicato e con un fondo di mandorla che accompagna bene i tajarin al burro, e sul Gavi, più teso e minerale, adatto quando nel piatto c'è un uovo o una fonduta leggera. Se preferisci un bianco di maggiore spessore, un Timorasso dei Colli Tortonesi o uno Chardonnay delle Langhe affinato in legno usato portano la rotondità necessaria senza vaniglia in eccesso. Fuori regione valgono le stesse regole: un Soave Classico o un Lugana con qualche anno, un Verdicchio maturo, un Fiano di Avellino. Lascia da parte Gewürztraminer, Moscato secco e i Sauvignon più verdi, perché la loro aromaticità entra in competizione con il tartufo. Servi questi bianchi intorno ai 10-12 gradi, non più freddi, così da non spegnere né il vino né il profumo del piatto.

Nebbiolo e Barbera: quando il rosso funziona davvero

Il rosso con il tartufo bianco non è un azzardo, a patto di scegliere un vino con tannino fine e una trama leggera. Il Nebbiolo è il compagno storico: un Langhe Nebbiolo o un Nebbiolo d'Alba giovane, con il suo naso di rosa e lampone e il corpo snello, accompagna i tajarin, l'uovo al tegamino e la carne cruda battuta al coltello senza prevaricare. Se vuoi un Barolo o un Barbaresco, orienta la scelta verso un'annata con qualche anno di bottiglia, in cui il tannino si è ammorbidito e sono comparse le note di sottobosco e di tartufo che richiamano per concordanza il profumo del piatto; un vino giovane e austero, al contrario, lascerebbe la bocca asciutta e coprirebbe tutto il resto. Funzionano anche una Barbera d'Alba di media struttura, fresca e poco segnata dal legno, e un Dolcetto morbido, soprattutto con i secondi di carne bianca o con il fritto. Tieni i rossi intorno ai 16-18 gradi, apri le bottiglie più evolute con un po' di anticipo e versa poco vino per volta, così nel bicchiere resta sempre alla temperatura giusta e non si scalda mentre il piatto si raffredda.

Piatto per piatto: tajarin, uovo, carne cruda e risotto

Il tartufo bianco arriva quasi sempre su una base semplice, ed è quella base a decidere l'abbinamento. Con i tajarin al burro e con il risotto mantecato il grasso chiede acidità: vanno bene un Roero Arneis, un Gavi o un Nebbiolo giovane. L'uovo, al tegamino o in fonduta, tende a rendere il vino più amaro e tannico, quindi preferisci un bianco morbido o un Alta Langa metodo classico con una lunga permanenza sui lieviti, che pulisce il palato senza aggredirlo. La carne cruda di Fassona battuta al coltello, con un filo d'olio e scaglie di tartufo, accetta sia un bianco strutturato sia un Nebbiolo delicato; con un secondo di carne cotta, come un arrosto o un brasato profumato all'ultimo con il tartufo, puoi salire di struttura e aprire un Barbaresco maturo. Se hai dubbi, affidati alla concordanza territoriale: vini e tartufo della stessa zona crescono sulla stessa terra e raramente si contraddicono. E se la bottiglia che hai in cantina è una sola, costruisci il resto del menu intorno a quella, perché il tartufo si adatta più facilmente di quanto faccia un grande vino.

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